Quella che definiamo oggi psicologia comincia già ad assumere una forma disciplinare nelle elaborazioni filosofiche di alcuni grandi pensatori greci, nell’età classica. Platone, forse il primo in assoluto, definisce l’anima umana (psyché) composta da tre funzioni distinte ma che interagiscono fra di loro: concupiscibile (riferita al desiderio verso qualcuno o qualcosa); irascibile (l’impulso all’azione per qualcuno o qualcosa) e razionale (parte logica che coordina e guida le altre due parti). Per secoli la psicologia rimane “nascosta” all’interno della filosofia. Ma dal Rinascimento in poi, si assiste pian piano ad un lento ma costante processo di definizione della materia. Nel 1879, con Wilhelm Wundt (1832–1920), nasce il primo laboratorio sperimentale di psicologia a Lipsia e la scienza della psiche diviene finalmente una disciplina scientifica e autonoma da ogni altro studio umanistico.
Lo psicologo è un individuo formato da cinque anni di università, tre tirocini, complessivamente di quasi due anni, e un esame di Stato. Lo psicoterapeuta aggiunge, alla formazione, altri quattro anni e tirocini vari. Psicologo e psicoterapeuta continuano il loro aggiornamento con master, corsi ed ECM (educazione continua in medicina) per mantenersi a un elevato standard di conoscenze e pratiche. Lo psicologo è uno studioso della mente, della sua struttura organica (cervello) e della sua componente tipicamente soggettiva e fenomenologica (composta da abitudini, credenze e convinzioni). Queste ultime hanno un effetto sui singoli individui, sui loro modi di pensare, di agire, di strutturare il proprio percorso di vita. Quando, però, le nostre idee e le nostre convinzioni sono disadattive, o cominciano ad esserlo, possono generare malessere psicologico e un senso di vuoto, una sofferenza silenziosa che spesso viene mascherata dietro il volto di una rispettabilità o di una vita apparentemente funzionante. In questi casi il supporto dello psicologo o dello psicoterapeuta (in base al grado e alla persistenza del malessere esperito) può essere fondamentale. In estrema sintesi, lo psicologo può ricondurre ogni individuo (o gruppi) a un certo benessere perso, cambiando e ristrutturando convinzioni diventate disadattive al proprio ambiente, qualsiasi esso sia (familiare, personale, lavorativo, sportivo, didattico, ecc.).
La psicologia pone al centro l’individuo e attraverso specifiche tecniche, metodologie e strategie lo supporta nel suo nuovo percorso di crescita e rinascita facendo sì che sia lui stesso l’artefice del cambiamento. Il tutto avviene in un ambiente protetto, dove la privacy è un obbligo fondamentale. Ma la psicologia si rivolge anche a chi vuole conseguire un miglioramento del proprio comportamento o che desidera un supporto davanti a specifiche sfide quotidiane della quotidianità. Quando si parla di benessere psicologico, non possiamo più riferirci ad un vago e generico “è per i pazzi!”. L’incidenza di alcune malattie ci fa osservare come spesso il disagio non si annida nell’accertamento di una malattia, ma in quella zona “grigia” che non è ancora malattia, ma ne può dispare improvvisamente (ansia, attacchi infiammatori, ecc.). È proprio in questo punto che bisognerebbe parlare con uno psicologo. Forse cominceremmo a stare meglio ancora prima che il nostro disagio si trasformi in una vera e propria malattia, o peggio ancora, si manifesti su altri distretti corporei con il passaggio da un’area somatica all’altra. Secondo l’OMS, infatti, la salute è definita come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie e infermità”.