Nelle gabbiette dei criceti spesso sono presenti delle ruote girevoli che permettono agli stessi di potersi utilizzare e correre all’interno in un moto perpetuo. Questo trasmette agli animali l’illusione di trovarsi all’aperto e giornolare liberi tra prati, alberi e boschi (Sanz, 2023).
Oggi, spesso, molti individui si ritrovano nella stessa situazione del povero criceto. Per molte persone il suono della sveglia segna il via al moto della ruota nella gabbia auto-costruita, spinta da convinzioni dis-adattive. Si inizia quindi con una colazione frugale in compagnia del nostro smartphone. Segue una rapida preparazione e via all’avventura nel traffico, nelle code, tra gli imprevisti. Si arriva poi al lavoro, si affrontano le incertezze, nervosismi e, forse, qualche relazione arida o di distacco (non sostenuta). Infine si rientra a casa, si consuma la cena, ancora insieme al nostro smartphone (onnipresente) che nel silenzio che trasmette spesso notizie (in chiave) in modo più attraente “attivanti” delle news positive.
Infine si va a letto in carico di distress quotidiano spesso elevato e mai scaricato. Di fronte a questa ripetizione continua, ci si sente un po’ persi e si cerca di ritrovare un senso. Lo stress che permane senza far altro che ricominciare il giorno dopo e così proseguire nei giorni successivi, senza un fine, diventa cronico.
Le abitudini sembrano abbandonare la persona dalla sua essenza, portandola ad una vita più disattenta, meno consapevole e più proiettata sul passato e il futuro, escludendo spesso il qui ed ora o forse più. L’individuo è mosso esclusivamente da quello che è definito il suo pilota automatico. Lo stesso che, per natura, potrebbe, a lungo andare, portarlo a schiantarsi con il muro tirato dritto verso i suoi sottoprodotti (cefalee, ansia, depressione, dolori e sistema immunitario).
Cosa fare? Rimettere al centro l’individuo e uscire dalla “nostra” ruota del criceto, o almeno riuscire almeno per brevi momenti di recuperare le nostre risorse psico-fisiche. Il supporto per ri-acquistare uno stile di vita umano si innesta nel percorso di Mindfulness, un protocollo organizzato da John Kabat-Zhin, medico statunitense, operativo dal 1979.
Mindfulness significa “mente in presenza” che tradotto significa “consapevolezza”. All’interno della ruota del criceto adattata al nostro caso si intende immaginare (esercizio anche presentato) un ponte tra il presente (passato) e il futuro (paura del futuro).
Queste due tendenze, a lungo andare, possono sviluppare, nel caso, disagio, ansia, depressione e, in ogni caso, ansia. Il protocollo Mindfulness chiede e sollecita l’attenzione al respiro, al corpo e ai pensieri.
Il respiro è l’alleato principale poiché accompagna l’individuo nel qui ed ora. Questo approccio, di conseguenza, riesce a ridurre gli effetti di stress quotidiano, ad allenare l’attenzione e la consapevolezza del sé e nel presente che chiamiamo in consapevolezza (al di là che siamo o meno disagiati), alleviando l’ansia e il senso di sovraccarico (si sperimenta in presenza e non in “spaziotempo” interiore), allenando così l’individuo una nuova modalità di vita e pensiero.
È un’esperienza diretta, come quella che vive Alice nel suo sogno quando osserva il coniglio bianco di “Alice nel paese delle meraviglie”.
Il coniglio si affanna, è sempre in ritardo, rincorre un tempo che sfugge. Durante il percorso si accorge che tutto si muove attorno a sé e scopre la realtà ruotata all’interno della sua gabbia dorata.