L’avvento massivo dei social (con il paradosso conseguente di una scarsa partecipazione sociale), gli effetti negativi della globalizzazione (scarsa integrazione e inclusione sociale dei migranti economici) e le conseguenze psicologiche della pandemia (dove milioni di giovani hanno subito un isolamento forzato) sembrano aver frammentato la società avendola resa incerta e povera di valori tradizionali (Bocchi, Ceruti, 2004). Alla situazione odierna si è aggiunta una tendenziale liquidità che si pone a fondamento delle relazioni umane (Bauman, 2005).
Questo contesto particolarmente articolato di stimoli negativi sembra minare il corretto processo di crescita individuale. Se questa è la situazione, che fare? Dove trovare un mezzo o un’attività che coniughi la possibilità di uno sviluppo psicofisiologico sano, la socialità e la trasmissione di valori positivi (rispetto, altruismo, ecc.)? Ai ragazzi (ma anche agli adulti) servirebbe un po’ di divertimento ovvero sport. Sport è una parola inglese apparentata con “disport” che significa appunto divertimento e deriva, a sua volta, dall’abbreviazione del termine francese “desport”. “(‘diporto’, svago, divertimento, in italiano). La voce inglese si impose per indicare sport e tempo libero a partire dal XIX secolo, attraverso il pensiero sport (1828) e sportman (1862).
In origine aveva il significato di divertimento gratuito o gioco individuale o di gruppo (senza finalità di competizione) che possono essere praticate per svago e per partecipare alle competizioni sportive nei vari giochi. Il termine è divenuto oggi un contenitore di molte potenzialità educative, sociali, psicologiche e valoriali. In altre parole è un ottimo veicolo per supportare una generica crescita sana di bambini, ragazzi e adulti. In primis, gli effetti positivi che lo sport ha sull’individuo è correlato al rispetto della sua natura che è il divertimento, il gioco senza costrizione eccessive o aspettative. Attraverso lo sport si può comprendere come qualsiasi obiettivo può essere raggiunto tramite una preparazione regolare, organizzata e, soprattutto, con l’impegno.
Lo sport insegna a saper lavorare per la squadra e con la squadra. Attraverso lo sport il ragazzo acquisisce maggiore conoscenza di sé (valutazione dei suoi limiti fisici ed emotivi) e l’orientamento mentale a superare le difficoltà verso un continuo miglioramento della performance. Inoltre, la pratica sportiva aiuta a comprendere sin da piccoli che nulla si può anche perdere, non vincere, e che l’impegno e l’abnegazione sono le possibilità (etica nello sport!). Nello sport si formano le doti mentali, motivazionali e precursonse del miglioramento della tecnica e della conoscenza.
Questo è un apprendimento che si potrà poi trasferire in tutto ciò che si fa nella vita quotidiana: per ottenere un certo fine, occorre agire con costanza e determinazione. Lo sport è quindi anche una scuola di comportamento. Lo sport rafforza le relazioni sociali, costruisce legami affettivi, crea un ambiente di supporto e di rispetto reciproco. Inoltre, lo sport (inteso in senso lato) è un luogo in cui si apprendono valori quali il rispetto delle regole, la tolleranza, l’altruismo, la responsabilità e la giustizia. Lo sport è quindi uno strumento di promozione di “civiltà” e di “pulizia”, dell’altruismo e solidarietà (nell’esperienza di sport per tutti, sport e disabilità, sport e inclusione). In questo breve, ma esaustivo tentativo di ridefinirne, diventa utile riscoprirne, forse, veramente, il significato profondo. Come diceva T.S. Eliot (1888–1965): “l’importante non è la meta ma il viaggio”.