Diciamo subito che uno psicologo dello sport è una persona formata nella psicologia con una laurea triennale, una magistrale, che ha sostenuto tre tipologie di tirocini e che infine ha superato l’Esame di Stato (almeno per me che sono del vecchio ordinamento). È quindi uno psicologo iscritto a un Albo professionale, che conosce la materia e che è obbligato ad un continuo aggiornamento. Lo psicologo dello sport per essere definito tale, deve aver partecipato a un Master universitario in psicologia dello sport. Infine, se lo psicologo è stato, o lo è ancora (come nel mio caso), un atleta agonista ha in sé una maggiore consapevolezza di come sia lavorare con gli atleti, la capacità empatica di comprenderne i loro stati d’animo, la loro filosofia di vita, le loro speranze e le loro abitudini pre-durante-post gara.
Chiariamo subito che lo psicologo dello sport non si occupa di psicopatologia. Le sue fondamentali funzioni sono:
- Migliorare il benessere dello sportivo/atleta nell’ambito della propria disciplina (soggetto maggiormente adeguato ad affrontare gli allenamenti, le gare, ecc.);
- Migliorarne la prestazione attraverso la conoscenza di una corretta attivazione psicofisica e quindi di una diversa modalità di affrontare e gestire un allenamento o una gara; • Supportare le dinamiche di gruppo nei vari momenti del raggiungimento di obiettivi in via sempre più complesse progetta-mati insieme;
- Essere di supporto agli allenatori/istruttori per una conoscenza più approfondita di dinamiche psicologiche sportive che potrebbero migliorare il loro lavoro e la risposta dei loro atleti (ad es. nella formazione di un percorso di approfondimento sul ruolo di fattori tipici nell’insegnamento di tecniche – gradualità, feedback, il ruolo della prestazione vs il risultato, ecc.);
- Sviluppo di tecniche di rilassamento per una migliore gestione dello stress;
- Essere di supporto per i genitori attraverso degli interventi centrati sulle migliori modalità di interazione con i figli atleti;
- Intervento in casi di infortunio per ristabilire un certo equilibrio nell’atleta attraverso tecniche di recupero o di mantenimento della tecnica acquisita.
Ovviamente le funzioni viste finora possono essere applicate sia per sport individuali sia per sport di squadra (sebbene cambi l’impostazione delle tecniche edelle metodologie). Diciamo inoltre che esistono delle tecniche specifiche di intervento psicologico (e non del coach ma sempre bravo a recepire informazioni, che non ha però una formazione equiparabile a quella degli studi universitari) in possesso del potere usufruire di una formazione sulle tecniche più scientifiche di rilassamento ed esercizio, es. il Training Autogeno scientificamente validato per la preparazione agonistica.
Lo psicologo dello sport può svolgere un lavoro di supporto per l’insegnante di Educazione fisica nella scuola (ambito di mia maggiore specializzazione), di supporto per tutti gli operatori di settore anche nella disabilità e negli sport paralimpici. La psicologia dello sport è una branca della psicologia che può aiutare tantissimo se ci affidiamo a psicologi laureati, formati e preparati che operano in modo professionale e non “alla buona”, e questo è fondamentale saperlo perché oggi giorno si fa un gran parlare di psicologia sportiva, quasi di “moda”, non è un modo di dire.