Secondo uno dei padri fondatori della psicologia sociale, lo statunitense George Herbert Mead (1863–1931), l’empatia è la capacità di porsi in un assetto mentale ricettivo che consente di “entrare nel ruolo dell’altro”. Questo equivale al determinare il significato che la situazione che evoca l’emozione riveste nell’altra persona, nonché l’esatta interpretazione verbale e non verbale di ciò che in essa si esprime (Galimberti, 2007). In altri termini, si intende la capacità di immedesimarsi nell’altro.
Per noi esseri sociali è importante perché essa può essere esercitata in tutti gli ambienti umani (scuola, lavoro, sport, amicizia, ecc.), ma soprattutto è una capacità che fa crescere tutti: chi la usa e chi la riceve. L’empatia è anche un componente fondamentale della cosiddetta intelligenza emotiva di Goleman (1995) poiché aiuta a gestire le proprie emozioni e quelle degli altri (Randi, 2022).
L’empatia può essere di tre tipi: cognitiva, ovvero l’abilità di cogliere ciò che sta pensando l’altro (ad esempio un oratore o un mediatore); emotiva, quando riusciamo a rispecchiarci rispetto alla prima perché riusciamo a comprendere e sentire su noi stessi lo stato d’animo dell’altro fino ad innestare compassione. Infine, la cosiddetta sensibilità empatica che è la tipologia di maggior pregio perché comprende le caratteristiche delle prime due e fa nascere anche una comprensione su come supportare la persona che abbiamo davanti (Soliman, 2020). Per comodità, intendiamo in genere, la terza tipologia di empatia, quella più completa.
Proprio per il suo grande potenziale, l’empatia è funzionale in qualsiasi tipo di rapporto umano: familiare, lavorativo, scolastico, amicale, ecc. Dal punto di vista familiare molte volte la mancanza di sensibilità empatica dei genitori può creare nei figli molte criticità come sentimenti di solitudine o bassa autostima (Sabater, 2021). L’uso dell’empatia sul posto di lavoro, invece, migliora il rapporto dirigente–dipendenti, ma anche le abilità sociali tra i dipendenti che si sentono maggiormente a loro agio nell’azienda. Questo consolida e diffonde lo spirito di gruppo e migliora le performance organizzative (Heinle, 2023).
Anche nella scuola, nel rapporto docente–discente ma anche nelle relazioni paritarie tra insegnanti o tra studenti l’empatia gioca un ruolo fondamentale e altamente funzionale allo sviluppo di migliori prestazioni didattiche e di apprendimento. È fondamentale per l’educatore (vedi insegnante) riuscire a vedere il mondo come lo vede l’educando, riuscendo, anche se per pochi istanti, ad immergersi nella sua situazione esistenziale (Bellingreri, 2013). A mio avviso, un insegnante che manca di empatia è come un falegname che non ama trattare il legno cioè che lo lavora ma non ne esalta le caratteristiche.
Da questi brevi esempi possiamo comprendere la funzione “universale” della sensibilità empatica che si presenta e agisce nella vita di tutti i giorni, per ogni individuo e in qualsiasi ruolo esso si trovi ad agire all’interno della società. Questo assetto mentale ha una importante radice innata ma, con opportune strategie, può essere anche coltivata attraverso specifici interventi e training di tipo psicologico (ad esempio, attraverso una conoscenza più approfondita della comunicazione umana). Essere empatici, quindi, può essere una condizione innata ma anche appresa. Studiare e comprendere le basi neurobiologiche dell’empatia, nonché i suoi correlati nel linguaggio comune possono offrire la possibilità, in ogni singolo individuo, di diventare ciò che vuole essere.