Ultimamente nel mondo della scuola sta prendendo sempre più piede l’uso dell’intelligenza artificiale (IA). Alcuni studenti scrivono i loro elaborati affidandosi totalmente ad essa, copiando il testo senza nessun tipo di elaborazione personale. Aristotele, nella sua Retorica (329 a.C.), affermava che la capacità persuasiva di un individuo deriva da tre importanti fattori: l’ethos (ovvero il “carattere, comportamento” che si riferisce alla morale e alla credibilità ma anche alla competenza e conoscenza di chi parla o scrive); il logos (ovvero la qualità del ragionamento logico che supporta le argomentazioni di chi parla o scrive) e il pathos che sottintende la capacità, di chi parla o scrive, di trasmettere emozioni e sentimenti (Dourvas, 2021).
Ogni elaborato scritto, o discussione orale, per essere efficace e apprezzato dovrebbe essere convincente e contenere questi tre elementi. Inoltre, ogni compito dovrebbe porre in evidenza la capacità dello studente di riflettere, rielaborare e padroneggiare un concetto (Bastianello, 2023). Non può essere semplicemente un copia e incolla di testi già esistenti. Come fa, quindi, un docente a capire se l’elaborato è stato scritto dallo studente? In primo luogo, il prodotto che appare “scritto” dal discente, se completamente privo di un senso di identità personale, suona spesso “freddo” e distaccato, troppo perfetto per essere vero, e incapace di rappresentare realmente la voce interiore di molti studenti giovani.
Un ulteriore indicatore è il contenuto dell’elaborato stesso: l’eccessiva ricchezza di lessico, una sintassi particolarmente ricercata o la presenza di concetti molto alti che superano, per complessità, la “sua” naturale esposizione, possono insospettire l’insegnante. Una scuola che valorizza esclusivamente la prestazione e il risultato finale non è una scuola inclusiva. Bisognerebbe, invece, premiare l’impegno, il percorso e la riflessione personale che ogni studente sviluppa nel corso del suo apprendimento. L’insegnante dovrebbe essere in grado di stimolare la parte più autentica dello studente e non insegnargli ad aggirare le difficoltà ricorrendo a strumenti che lo escludono, invece, da un processo di crescita individuale e collettiva. L’elaborato scolastico non dovrebbe essere valutato solo nel contenuto “tecnico-argomentativo”, a livello scolastico (ma anche nella quotidianità), dovrebbero essere integrati con quelli che sono i propri sentimenti, convinzioni e ideali.
Un elaborato prodotto da Tizio dovrà essere diverso da quello di Caio semplicemente perché la grandezza di ogni individuo è quella di essere unico e irripetibile. In un mondo in cui il tema della abdicazione della ragione alle macchine potrebbe portare ad una società sempre meno pensante e sempre più meccanica e priva di emozioni, la scuola dovrebbe essere il luogo in cui ogni giovane studente può trovare e difendere la sua specifica identità. La scuola dovrebbe essere il compito principale dell’adulto: stimolare il ragazzo a capire se stesso, fargli domande, insegnargli ad argomentare, farlo riflettere, metterlo nelle condizioni di sbagliare e imparare dai propri errori, lasciarlo sperimentare una differente visione del mondo, anche a costo di renderlo meno performante ma più umano.
All’interno di una persona diversamente umana non ci può essere inclusione, e quindi non ci può essere vero apprendimento né vero benessere psicologico, né tantomeno un insegnamento autentico e rispettoso dell’altro. L’abuso di questi strumenti tecnologici rischia di ridurre il discente ad una performance senza emozioni, come “uno studente perfetto ma senz’anima”. Bisogna riscoprire il valore dell’errore, del pensiero critico e della relazione per argomentare, sentire, emozionarsi e, infine, non possiamo dissociare una macchina dalla nostra responsabilità umana: l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire la nostra intelligenza umana.