ALL’ESAME DI MATURITÀ È LO STUDENTE AD ESSERE PROTAGONISTA

esami di maturità

Maturità 2024: sfida o dialogo?
Un recente sondaggio del sito skuola.net, condotto su 500 maturandi, ha messo in luce come oltre la metà dei candidati abbia dovuto sostenere una classica “interrogazione” rispetto ad un confronto dialogico come indicato dalle linee guida del Ministro Valditara. Solo il 40% degli studenti si è sentito coinvolto e “accolto” dalla commissione, per il restante 60% l’esame si è trasformato in una sfida (orizzontescuola.it).

Come in una sorta di ritorno al passato è riemersa la sterile vocazione di importare l’esame su contenuti nozionistici (che nulla dicono sul livello di elaborazione critica del candidato) rispetto ad un approccio dialogico inteso come rispetto dell’alterità dell’altro (idee, opinioni, elaborazioni, miti, ecc.). A mio avviso la scuola dovrebbe fornire agli studenti tutti gli strumenti necessari per una crescita culturale, psicologica e sociale, promuovendo lo sviluppo di senso critico, empatia, responsabilità e cittadinanza. L’esame di Stato dovrebbe rappresentare il momento in cui il discente sia conosciuto e verificato sul suo livello di maturazione, elaborazione e crescita.

La maturità è un momento decisivo nella storia di ogni ragazzo, non è un campo in cui il docente può ricercare “rivincite” di alcun tipo. Umberto Galimberti dichiara che non è un mestiere insegnare, è passione e disposizione psicologica. Se queste predisposizioni sono presenti si insegna bene, altrimenti non si fa altro che seguire i programmi ministeriali (Bombaci, 2024). Il filosofo, a mio avviso giustamente, si concentra anche sul dono dell’empatia che dovrebbe essere presente in ogni insegnante. L’empatia è comprendere cosa pensa o sente il proprio discente, solo in questo modo possiamo creare una connessione didattica, ma anche e soprattutto, educativa (Bombaci, 2024).

L’obiettivo finale è accompagnare lo studente in un percorso che lo porti a pensare, a elaborare una propria visione del mondo, a sviluppare un senso critico e personale. In sede di esame maturità un atteggiamento severo e nozionistico, un approccio sterile, utile solo a dimostrare se il ragazzo sa o meno una definizione, può spaventare e disorientare e far avvertire quella diabolica sensazione di essere messi in difficoltà da uno studente che si trova dinanzi ad un gruppo di persone per lui perlopiù sconosciute. Inoltre, da un punto di vista psicologico, trattare questo esame come una interrogazione incentiva nervosismo e ansia che ostacolano nello studente lo sviluppo di una dialogica matura.

Al contrario, un buon insegnante dovrebbe accogliere, coinvolgere e dialogare con il maturando perché quel breve momento rappresenta “la chiusura di un cerchio” durato cinque anni; un periodo che coincide con una fase delicata: l’adolescenza (con tutte le criticità e le potenzialità psicologiche che contiene). Bisognerebbe poi considerare che attualmente i ragazzi si trovano a gestire le dinamiche e le influenze di un mondo digitale che, se non correttamente conosciuto e gestito, rischia di sollecitare eccessivamente le risorse attentive e sociali con conseguenze negative come ad es. eccessiva stanchezza, isolamento o lo sviluppo di una sorta di dipendenza da internet (Gloria, Colantuono, 2020).

Se un insegnante non riesce a comprendere e a tener conto di tutti gli aspetti che ruotano (e agiscono) nell’universo interiore dello studente non riuscirà mai ad aiutarlo ed a portare a termine una buona azione didattico-educativa. In questo senso potremmo affermare che possedere un titolo accademico e conoscenze di base necessarie ma non sufficienti per essere un buon docente.

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